Biodiversità - Agricola Piemonte


Relazione di fine progetto "GERMONTE 7"

GERMONTE 7 – Verso una Comunità del Cibo in Valchiusella

Un progetto per mettere in rete agrobiodiversità, produzioni locali e territorio

sintesi per la comunicazione tramite web

Il progetto GERMONTE 7 – Studio per l’individuazione e l’istituzione delle Comunità del Cibo, coordinato dall’Università di Torino - DISAFA e con la partecipazione di CPS dello stesso ateneo, dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e del Club Amici Valchiusella, nasce con l’obiettivo di verificare se e a quali condizioni una Comunità del Cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, ai sensi della Legge 194/2015, possa diventare uno strumento per tutelare l’agrobiodiversità e, allo stesso tempo, rafforzare i sistemi agroalimentari locali.

La Valchiusella, valle del Canavese articolata in otto comuni, è stata scelta come caso studio. Si tratta di un territorio montano caratterizzato da una popolazione ridotta e in progressivo invecchiamento, ma che conserva un tessuto agricolo ancora significativo, con 175 aziende agricole, sistemi zootecnici basati su prati, pascoli e alpeggi, produzioni lattiero-casearie, razze locali e un importante patrimonio di conoscenze legato alle piante spontanee commestibili. A queste risorse si affiancano un ambiente poco artificializzato, una forte identità territoriale e un turismo ancora contenuto, ma coerente con forme di fruizione lenta ed esperienziale.

GERMONTE 7 ha considerato la Comunità del Cibo non come un risultato da raggiungere necessariamente, ma come una ipotesi da sottoporre a uno studio di fattibilità. Il progetto ha quindi analizzato le risorse disponibili, gli attori presenti, le relazioni esistenti e le condizioni organizzative ed economiche necessarie perché una futura Comunità possa essere sostenibile. La Valchiusella ha inoltre svolto la funzione di laboratorio per definire un percorso potenzialmente trasferibile ad altri territori piemontesi. 


Dalle esperienze italiane al caso della Valchiusella 

Il lavoro è partito dall’analisi delle esperienze già esistenti. Sono state censite 26 Comunità del Cibo in 12 regioni italiane e sette esperienze sono state approfondite attraverso interviste. Parallelamente sono state mappate 49 Comunità Slow Food attive in Piemonte, sei delle quali sono state oggetto di approfondimento. 

Il confronto ha mostrato che non esiste un unico modello di Comunità del Cibo. Le esperienze italiane comprendono reti informali, associazioni, APS, reti d’impresa e cooperative di comunità e possono nascere sia per iniziativa delle istituzioni sia attraverso processi dal basso. 

Sono però emersi alcuni elementi comuni. Una Comunità efficace deve partire da una missione condivisa, coinvolgere soggetti diversi e disporre di una funzione stabile di animazione e coordinamento. La scelta della forma giuridica può invece avvenire successivamente, sulla base delle attività effettivamente sviluppate. Un aspetto particolarmente importante riguarda la sostenibilità: nessuna delle esperienze analizzate risulta completamente autosufficiente dal punto di vista economico e il funzionamento delle Comunità dipende generalmente da una combinazione di finanziamenti pubblici, volontariato e sostegno istituzionale. 


Le risorse della Valchiusella 

Lo studio territoriale ha integrato dati statistici e amministrativi, mappatura degli stakeholder, interviste a 20 aziende agricole, incontri pubblici, workshop con amministratori e operatori economici e approfondimenti rivolti a ristoratori e operatori turistici. 

Ne emerge un sistema agricolo di piccola scala, nel quale la zootecnia mantiene uno stretto rapporto con il territorio. Tra i principali punti di forza figurano l’utilizzazione di prati, pascoli e alpeggi, la presenza di razze locali e la trasformazione aziendale del latte, che interessa circa il 65% del latte prodotto dalle aziende intervistate. L’agricoltura contribuisce inoltre a una pluralità di servizi ecosistemici attraverso la gestione delle praterie, il pascolamento, l’impiego di risorse foraggere locali e il mantenimento del paesaggio. 

Un elemento particolarmente caratterizzante è rappresentato dalle piante spontanee commestibili. La Valchiusella conserva conoscenze tradizionali ancora diffuse, alle quali si collegano iniziative consolidate come El Sabat d’le Erbe. Le piante spontanee possono rappresentare un punto di incontro tra biodiversità, cultura alimentare, gastronomia e turismo, anche se il loro utilizzo economico è oggi ancora limitato e richiederebbe formazione, organizzazione della filiera e attenzione alla sostenibilità della raccolta. 

Accanto alle risorse agricole emerge un significativo capitale culturale e narrativo: il patrimonio minerario, i percorsi storici, i Sentieri delle Tome, le tradizioni alimentari e le iniziative associative costituiscono altrettanti elementi sui quali costruire un’immagine riconoscibile della valle. 


Una rete territoriale da consolidare 

Il percorso partecipativo, svolto tra novembre 2025 e giugno 2026, ha coinvolto amministrazioni, agricoltori e allevatori, ristoratori, operatori turistici, Pro Loco, associazioni e cittadini. Dal confronto è emerso un interesse per una maggiore collaborazione territoriale e, in particolare, per la valorizzazione delle produzioni locali, l’integrazione fra agricoltura, ristorazione e turismo e la conservazione e trasmissione dei saperi locali. 

La Valchiusella dispone già di numerose relazioni e collaborazioni sulle quali costruire la futura Comunità. Il principale limite è però l’assenza di una regia stabile: molte relazioni dipendono ancora dall’iniziativa di singole persone, mentre il carico di lavoro delle piccole aziende limita il tempo disponibile per le attività collettive. Una Comunità del Cibo richiede pertanto una funzione dedicata di animazione e coordinamento, che non può essere affidata esclusivamente al volontariato. 

Tra le altre criticità individuate figurano lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione, lo scarso ricambio generazionale, la limitata presenza di attività di trasformazione e distribuzione organizzata, la frammentazione della promozione turistica e alcuni problemi relativi alla gestione degli alpeggi. Le opportunità comprendono invece la ristorazione collettiva e scolastica come possibile mercato per le produzioni locali, il turismo lento ed esperienziale, il recupero dei percorsi storici e la possibilità di accedere a programmi regionali, GAL e altre fonti di finanziamento. 


Un percorso graduale verso la Comunità del Cibo

I risultati di GERMONTE 7 indicano che in Valchiusella esistono condizioni favorevoli per avviare il percorso di costituzione di una Comunità del Cibo ai sensi dell’art. 13 della L. 194/2015. 

La proposta elaborata dal progetto prevede tuttavia di non costituire immediatamente una nuova organizzazione. La prima fase dovrebbe assumere la forma di un accordo territoriale, che può essere preceduto da una dichiarazione di impegno informale, basato sulla sottoscrizione di una Carta della Comunità e di un Regolamento di funzionamento. La Comunità dovrebbe disporre di un’assemblea degli aderenti, un coordinamento ristretto, un referente e gruppi di lavoro dedicati alle diverse attività. Questa fase consentirebbe di sperimentare concretamente la collaborazione tra gli aderenti, realizzare le prime iniziative e verificare la capacità della rete di funzionare senza introdurre prematuramente nuovi oneri burocratici. Dopo un periodo indicativo di 12-24 mesi, i partecipanti potrebbero valutare se mantenere la forma di accordo territoriale oppure costituire un soggetto giuridico autonomo. L’obiettivo è quindi costruire una Comunità leggera nella struttura ma forte negli impegni, nella quale l’organizzazione sia il risultato delle esigenze effettivamente maturate attraverso la collaborazione. 


Un’esperienza utile per tutto il Piemonte 

GERMONTE 7 non si limita al caso della Valchiusella. Il progetto fornisce indicazioni utili per accompagnare la nascita di altre Comunità del Cibo piemontesi: sostegno alla fase iniziale di animazione, assistenza tecnica e amministrativa, formazione degli attori, finanziamento delle prime attività e creazione di una rete regionale delle Comunità del Cibo, capace di favorire lo scambio di esperienze e il collegamento con le politiche per l’agrobiodiversità, lo sviluppo rurale, il turismo e i sistemi alimentari locali. 


Un ruolo importante è stato attribuito anche alla comunicazione e all’educazione. Il progetto ha realizzato attività territoriali, materiali divulgativi, un video dedicato alla Valchiusella, iniziative per la Giornata nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare ai sensi della L.194/2015 e percorsi didattici per le scuole. La conservazione dell’agrobiodiversità viene così interpretata non soltanto come tutela di varietà e razze locali, ma come conservazione attiva di un sistema fatto di agricoltori, alimenti, paesaggi, conoscenze e relazioni sociali. 

L’esperienza della Valchiusella mostra, in definitiva, che una Comunità del Cibo può diventare uno strumento per mettere in relazione elementi spesso affrontati separatamente: biodiversità agricola, produzioni locali, cultura alimentare, turismo, educazione e sviluppo delle aree montane. La sua riuscita dipenderà soprattutto dalla capacità di trasformare le reti e le risorse già presenti sul territorio in una collaborazione stabile, partecipata e capace di produrre benefici concreti per chi vive e lavora nella valle.